Meritocrazia Italia esprime fortissima perplessità e preoccupazione per l’approvazione al Senato della Repubblica della riforma della legge elettorale, evidenziando come l’intento non rappresenti una questione di schieramento tra destra o sinistra, ma un trend pericoloso che attraversa l’intera classe politica nel tentativo di costruire un sistema chiuso, autoreferenziale e blindato. Il movimento politico guidato dal presidente Walter Mauriello (in copertina) si interroga apertamente sulle reali intenzioni delle istituzioni: La politica ha forse paura della reale democrazia? Ha paura di misurarsi davvero con il consenso dei cittadini, con le idee nuove, con la società civile?
Tra i passaggi ritenuti più gravi da Meritocrazia Italia figura la beffa delle finte preferenze, le quali non valgono per il capolista bloccato nominato dalla segreteria di partito. L’elettore ha la possibilità di esprimere fino a tre preferenze solo a partire dal secondo nome in lista, lasciando alla scelta dell’elettorato appena un quarto dei parlamentari complessivi, mentre i restanti tre quarti rimangono controllati dai vertici di partito, poichè le percentuali di voto consentono di eleggere in molte circoscrizioni unicamente i capilista predeterminati.
Barriere d’accesso e calo della rappresentatività territoriale
L’analisi del movimento guidato dai propri esponenti nazionali evidenzia inoltre la severa tagliola d’accesso riservata alle nuove forze politiche, alle quali viene imposto il requisito di raccogliere circa 450.000 firme per l’ammissione alle competizioni elettorali. Tale ostacolo normativo risulta applicato a chiunque si trovi al di fuori delle istituzioni, laddove vige al contrario l’esenzione totale per le forze dotate di un gruppo parlamentare già costituito alla data del 31 dicembre 2025, creando una dinamica in cui chi occupa il Palazzo conserva la propria posizione escludendo i soggetti esterni.
La riflessione promossa da Meritocrazia Italia sottolinea parallelamente la denigrazione della rappresentatività nel rapporto diretto tra gli eletti parlamentari e i territori di riferimento, effetto amplificato dal combinato disposto della proposta elettorale con la precedente riduzione dei seggi. Il taglio dei parlamentari ha infatti dimezzato la rappresentanza, mentre l’introduzione di liste bloccate e sbarramenti legati alla raccolta firme riduce ulteriormente le opzioni di scelta per la popolazione.
L’appello alla partecipazione e le richieste alla Camera
Dinnanzi a tali scelte legislative, i rappresentanti civici pongono quesiti diretti al Paese chiedendosi se sia questo il modello di democrazia desiderato o se i rappresentanti attualmente presenti nelle sedi istituzionali debbano considerarsi alla stregua di lavoratori a tempo indeterminato con un diritto acquisito alla rielezione. Secondo la nota diffusa da Meritocrazia Italia, il testo approvato manifesta un intento di conservazione piuttosto che di stabilità: Non è una lotta alle “liste di disturbo” come dicono, è una lotta al dissenso ed è la paura della politica di aprire le porte del castello dorato che si è costruita, grazie ad una legge che conta anche i voti delle liste sotto l’1% per dare il premio di maggioranza, ma poi impedisce a quelle stesse liste di presentarsi è una legge schizofrenica e incostituzionale.
Il gruppo dirigenziale di Meritocrazia Italia, impegnato nella strutturazione di un percorso aggregativo insieme al mondo civico per valorizzare figure competenti, lancia un appello collettivo a forze di maggioranza, opposizione, associazioni e cittadini per riaffermare la democrazia come esercizio di partecipazione. L’organizzazione confida in un ripensamento durante il successivo iter di votazione previsto alla Camera dei Deputati, rimarcando come un eventuale ricorso al voto di fiducia finirebbe per alimentare la sfiducia dei cittadini, esasperando i fenomeni dell’astensionismo e della disaffezione popolare.